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domenica, novembre 18, 2012

Not because they are easy, but because they are hard

A volte quando vedi davanti a te delle sfide che si ergono come fossero delle enormi montagne, ecco che arrivano i dubbi. E allora devi ricordarti per quale motivo combatti ogni secondo della settimana, perché quello che fai lo fai proprio perché è difficile ed è una sfida, e ne vale la pena, sempre. Perché quello che conta e fare quel passo in più verso ciò che cerchiamo di capire, e darlo gratuitamente a tutti quelli che chiedono come ci siamo arrivati. Perché l'uomo è curioso, e si migliora soddisfacendo la curiosità per il mondo che lo circonda.



 
We meet at a college noted for knowledge, in a city noted for progress, in a state noted for strength, and we stand in need of all three, for we meet in an hour of change and challenge, in a decade of hope and fear, in an age of both knowledge and ignorance. The greater our knowledge increases, the greater our ignorance unfolds.
Despite the striking fact that most of the scientists that the world has ever known are alive and working today, despite the fact that this Nation's own scientific manpower is doubling every 12 years in a rate of growth more than three times that of our population as a whole, despite that, the vast stretches of the unknown and the unanswered and the unfinished still far outstrip our collective comprehension.

We choose to go to the moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard, because that goal will serve to organize and measure the best of our energies and skills, because that challenge is one that we are willing to accept, one we are unwilling to postpone, and one which we intend to win, and the others, too.

We set sail on this new sea because there is new knowledge to be gained, and new rights to be won, and they must be won and used for the progress of all people.

And I am delighted that this university is playing a part in putting a man on the moon as part of a great national effort of the United States of America.
Many years ago the great British explorer George Mallory, who was to die on Mount Everest, was asked why did he want to climb it. He said, "Because it is there."
Well, space is there, and we're going to climb it, and the moon and the planets are there, and new hopes for knowledge and peace are there. And, therefore, as we set sail we ask God's blessing on the most hazardous and dangerous and greatest adventure on which man has ever embarked.

Testo completo



lunedì, settembre 24, 2012

Ultimo tramonto estivo sul mare

In questa prima giornata d'autunno, eccovi uno degli ultimi tramonti sul mare estivo. Scattata da una spiaggia di Vulcano 3 giorni fa durante una fantastica settimana di studio e mare per una scuola di dottorato su Sole e Planetologia.


Foto bonus della stessa sera







lunedì, luglio 02, 2012

SPIE 2012

Questa settimana si svolgono parallelamente due conferenze molto importanti e frequentate in ambito astronomico: lo SPIE Astronomical Telescopes + Instrumentation 2012 e la European Week of Astronomy and Space Science (EWASS). Io sto partecipando ad entrambe per presentare il Fabry-Pérot che abbiamo da poco completato di assemblare in laboratorio. Proprio ieri ho presentato il mio lavoro allo SPIE con un poster che è stato apprezzato da tutti quelli che si sono fermati a leggere i dettagli. Speriamo che crei nuovi collegamenti e possibilità!


P.S. mi sono perso la visone della finale con tutti gli usuali co-tifosi e questo spiega come è andata  :(

seconda APOM di riserva: io con il poster by Roberto



lunedì, giugno 18, 2012

Stage a Tor Vergata - terza edizione

Oggi inizia la prima parte della terza edizione degli stage a Tor Vergata. Un saluto a tutti i ragazzi che hanno partecipato gli scorsi anni, uno speciale in bocca al lupo ai ragazzi dello scorso anno, che tra pochi giorni affronteranno l'esame di stato, e un benvenuto ai nuovi che oggi invaderanno il nostro lab :)


sabato, ottobre 08, 2011

Ringraziamenti

 
 
Più cose vedo, più cose conosco. Più cose conosco, meno cose capisco.

PKNA



Sono passati sette anni da quando sono entrato in questa facoltà (il che significa che nel computo ci sono due anni di troppo) e sento che questo momento è un po’ una conclusione di un percorso e l’inizio di un altro. Potrei quasi dire che, in modo figurato, ho finito la mia passeggiata per il lungo corridoio di SOGENE... ad ogni modo temo che dovrete sopportare la lettura di questo mio tirare le somme visto che tra le righe cercherò di ringraziare tutti quelli che in questo percorso mi hanno accompagnato.


Anzitutto devo ringraziare tutto il Gruppo di Fisica Solare. Devo dire che tutte le tesi che mi erano state proposte mi allettavano molto, quella che ho scelto era sicuramente la più complessa dal punto di vista pratico, ma anche la più interessante e ricca di opportunità per il futuro. Di una cosa ero e sono convinto, che tutto quello che sono riuscito a fare su questo strumento così complesso e delicato, un vero diavolo come lo definisce Gamow, lo devo alla sinergia di forze che il gruppo ha profuso nel progetto. Ho ricevuto aiuti e consigli davvero
da tutti e così ringrazio (per nome visto che in laboratorio ci si chiama così): Francesco, per l’impareggiabile guida e per avermi sempre seguito; Dario, per l’impagabile presenza ogni qualvolta avevo un problema e per tutte le correzioni del mio inglese maccheronico; Martina, gran parte del lavoro (davvero ottimo) sul prototipo è merito tuo, ma spero d’essere stato d’aiuto nel mettere le lentine; Roberto, sei stato il primo a farmi mettere le mani su un banco ottico e mi hai sempre aiutato; il Prof. Alberto Egidi, per l’impagabile esperienza con l’elettronica e la strumentazione; Arnaldo, i tuoi dolci hanno sempre alleggerito qualunque problema; e poi Marco, Fabio, Marta, Valentina, Stefano, Laura, Alberto, Bart, Silvia.

Fin dal corso della triennale avete sempre avuto il pregio di appassionarmi a quello che fate, trasmettendo l’entusiasmo e i contenuti delle vostre ricerche anche nella didattica. E’ per questo motivo, per l’interesse in quello che fate e per lo stupendo clima umano che vi contorna che fin dalla tesi triennale ho cercato di intrufolarmi nel laboratorio. Spero che questo percorso insieme possa proseguire.

Grazie anche per l’opportunità che mi avete dato di vedere un Fabry-Pérot al lavoro. Le esperienze a Sacramento Peak e a Tenerife sono state davvero utili e uniche. Per questo ringrazio anche Arturo e tutte le persone che mi hanno aiutato allo IAC e al Themis. Un ringraziamento anche a tutta la comunità di fisici solari e tecnici di Sunspot, che mi ha accolto facendomi sentire uno di loro.

Un ringraziamento va anche a Ilaria, Mauro, Fabrizio e Serena dell’Osservatorio Astronomico di Roma che mi hanno introdotto nel mondo della Fisica Solare quando ero ancora all’ultimo anno del Liceo. E’ innegabile che è stata l’esperienza con voi a indirizzarmi verso questo, tra i tanti interessi che avevo.

Da ormai tre anni divido le gioie e i dolori del divulgatore con il gruppo DIVA dell’Osservatorio Astronomico di Roma. Buona parte della mia spigliatezza in pubblico e dimestichezza nel semplificare i discorsi la devo all’esperienza accumulata con voi. Un grazie quindi a Francesco, Marco, Riccardo, Roberto, Gabriele, Silvia, Gianluca, Mena, Fabio.

Altre esperienze davvero formative sono state quelle che mi hanno visto coinvolto dentro ScienzImpresa. Un grazie va a tutti i soci, con la speranza che le nostre nuove attività possano crescere nel tempo.

Non deve essere facile sopportarmi quando trasformo casa in un laboratorio... e non succede di rado. Angela, Roberto, Ilaria, siete il mio punto fermo nella vita. Mi avete sempre spronato nel mio percorso appoggiando le mie scelte. Voglio qui sottolineare poi, che mia madre è stata tra le poche persone a leggersi tutto questo tomo, facendo un prezioso lavoro di correzione! E insieme con mia sorella mi ha aiutato nella dettatura delle correzioni... Un grazie davvero immenso va a tutta la mia famiglia, anche a chi purtroppo non può essere qui oggi per le congratulazioni. So per certo che sareste orgogliosi di dove sono e cosa faccio oggi; il mio pensiero va anche a voi, sempre con affetto.

C’è poi una seconda famiglia che sopporta me e i miei terribili colleghi (oltre che il proprio stesso figlio) nelle loro bizzarrie. Nino, Elisa, Ilaria, Vincenzo, non smetterò mai di ringraziarvi per la vostra immensa ospitalità e l’affetto che dimostrate.

Non è molto consueto vedere dei compagni di classe del liceo ancora uniti ad anni di distanza dal diploma, ma noi siamo una stupenda eccezione. Ormai ci conosciamo da una vita, eppure non c’è serata passata con voi che non ricordi allegra e spensierata, da veri cretini.

Esco da questa facoltà soddisfatto dei corsi che ho seguito, delle conoscenze che ho acquisito, degli ottimi insegnanti che ho avuto e sentendomi incredibilmente arricchito da tutta l’esperienza. Sopra ogni altra cosa però sono soddisfatto dei colleghi che ho incontrato qui a Tor Vergata, ragazze ragazzi con le menti più acute e fantasiose che io abbia mai conosciuto. A tutti voi devo un grazie enorme, mi avete sempre fatto sentire a casa varcando le porte di questa facoltà di Scienze. Abbiamo diviso le fatiche degli esami, proposto ed esaminato le idee più
assurde, chiacchierato di quanto di più distante ci fosse dal nostro percorso di studi, sempre con una buona dose di autoironia. Ho trovato persone straordinarie in ogni campo, capaci di preoccuparsi per il futuro di questo paese con una responsabilità che è difficile trovare anche nelle persone che questo paese lo amministrano. Per quanto è stato possibile abbiamo cercato di portare la cultura prodotta qui dentro anche fuori, alla cittadinanza, riuscendoci con successo in almeno un paio di occasioni. Recentemente siamo saliti persino sui tetti di
Roma per difendere l’Università. Ad alcuni sarà sembrato che quei due mesi siano stati tempo perso, che si sarebbe dovuto impiegare per concludere prima gli studi. E stato invece il periodo di tempo speso meglio nella mia vita, sarà sempre orgoglioso di essere stato li con voi. Un pensiero speciale va quindi anche ai ricercatori della Rete29Aprile.

Molti di voi sono più che semplici colleghi, sono amici cari con cui ho diviso tanti momenti fuori dalla facoltà negli ultimi anni. I volti vicini nel corso degli anni sono cambiati, alcuni hanno cambiato studi, altri hanno iniziato a lavorare, altri ancora sono partiti cambiando città, alcuni mi salutano oggi come affacendatissimi dottorandi. Vi ricordo tutti con affetto e doppiamente qui vi ringrazio. L’elenco sarebbe troppo lungo ma ognuno di voi sa bene quanto gli devo.

Come non ricordare poi l’altra Scienziata dell’Universo che si laur(e)a con me oggi? Abbiamo diviso tanti esami insieme, punzecchiandoci sempre a vicenda per studiare senza perdere tempo (non sempre con successo) e portando sempre a casa un buon risultato alla fine. Abbiamo diviso insieme tutto questo faticoso periodo di scrittura, sostenendoci quando arrivavamo allo stremo. Non potevamo non laurearci lo stesso giorno. Grazie di tutto!

Un ringraziamento speciale poi va alle tre persone con le quali ho condiviso di più questi sette anni qui, ormai per me sono tre fratelli aggiunti. Non so se avremo fortuna con le nostre idee, magari tireremo su progetti importanti o forse le cose ci porteranno a vivere in posti diversi in futuro. So che rimarremo sempre comunque vicini, con quella immancabile dose di eccentricità e fanciullezza interiore che ci accomuna.

Roma, 30 settembre


Luca Azimuth Giovannelli




Postfazione

Così all’istituto di Fisica ottenni una stanza tutta mia, piena di un mucchio di strumenti ottici sensibili. Non tedierò il lettore con la descrizione dei princìpi e della metodologia di quegli esperimenti, e citerò solo il cosiddetto ”interferometro”, costituito da due lastre di vetro semi-riflettenti che devono essere mantenute parallele con la precisione di un milionesimo di centimetro. Dopo averle allineate con grande fatica, basta starnutire e l’allineamento è
irrimediabilmente alterato! Li chiamavo i diavoli di entrata e di uscita.


George Gamow, La mia linea di Universo



Se persino Gamow ha trovato così diabolici questi strumenti non si può non ammettere che questi interferometri a cavità ottica risonante siano proprio delle brutte bestie da trattare... D’altro canto 112 anni dopo la loro invenzione rappresentano ancora una sfida tecnologica non banale da vincere. Se da una parte le moderne tecnologie, l’elettronica in particolare, aiutano moltissimo nel controllare questo tipo di strumenti così complicati, dall’altra risulta quasi impensabile che già nel 1924 controllare la cavità ottica con una precisione di 10 nm fosse un’operazione di routine, sebbene difficile. Questi strumenti sono tanto più intriganti se si considera che sono spesso usati come metri campione per le misure più precise. Calibrare tale strumento diventa quindi l’equivalente di ricostruire in casa un metro campione come quello conservato vicino Parigi, senza avere altro standard se non la luce stessa che si vuole filtrare.

La mia tesi consisteva proprio nel descrivere le basi teoriche e i metodi alla base di questi strumenti. Spero di non avervi tediato troppo, d’altronde il mio scopo era ben diverso da quello di Gamow!

Luca Giovannelli

Intro Tesi

Abstract

In questo lavoro di tesi specialistica viene presentato lo studio per un interferometro di Fabry-Pérot in corso di sviluppo presso il Laboratorio di Fisica Solare dell’Università agli studi di Roma Tor Vergata. In particolare, durante il lavoro di tesi, mi sono occupato della definizione dei requisiti di posizionamento nanometrico della cavità ottica. In tale ambito ho sviluppato un programma di simulazione del Fabry-Pérot e ho calibrato sperimentalmente il sistema piezo-capacitivo servocontrollato.

Il prototipo verrà usato per effettuare dei test su banco ottico della qualità ottica meccanica e del controllo elettronico. Servirà inoltre come base per lo sviluppo di un prototipo da volo per applicazioni in campo astronomico da satellite. Viene presentato l’interferometro di Fabry-Pérot all’interno del quadro degli spettroscopi per uso astronomico, con i suoi vantaggi e svantaggi. Viene trattata nel dettaglio la teoria dell’interferenza di fasci multipli nel caso
ideale e le limitazioni di uno strumento reale. Vengono prese in considerazione le possibili applicazione da terra e dallo spazio di un tale strumento nei campi dell’Astronomia, con particolare attenzione al caso dello studio del Sole.

Viene inoltre descritto il prototipo in corso di sviluppo e il funzionamento elettromeccanico del controllo della cavità ottica, con i due movimenti di regolazione micrometrica e macrometrica e i sensori capacitivi di controllo. E' inoltre riportato il software di controllo sviluppato. Sono infine mostrati i risultati dei test effettuati sugli apparati elettromeccanici di controllo.



Acknowledgments

I am grateful for the priceless help given to me in the laboratory by
Prof. Francesco Berrilli, Dott. Dario Del Moro,
Dott. Roberto Piazzesi, Prof. Alberto Egidi,
Prof. Arnaldo Florio.
I am particularly grateful to Ing. Martina Cocciolo
for the invaluable support in FEM analysis and
modeling of the Fabry-Pérot prototype.
Thanks to Prof. Maurizio De Crescenzi for letting me use his lab equipment.
Thanks also to LightMachinery for valuable help with the optical components.







Lo studio delle stelle fisse quanto è stato finora importante per la teoria de’ movimenti celesti, altrettanto è stato limitato per le ricerche fisiche. Tutto finora si è ridotto a esaminarne il colore, l’intensità della luce e la variabilità.
Ma la scoperta della spettrometria ha fatto di questo studio uno de’ più vaghi, svariati e anche dilettevoli ed importanti che possono trovarsi. La varietà delle tinte delle stelle è accompagnata da una corrispondente distinzione de’ loro colori elementari , e da una differenza di righe spettrali: e queste essendo mirabilmente collegate colla natura della materia che arde in quegli astri e li costituisce, ci viene per tal mezzo somministrato come conoscere la natura di quelle sostanze di cui sono formati.


Padre Angelo Secchi








The Six Phases of a Project:
1. Enthusiasm,
2. Disillusionment,
3. Panic,
4. Search For The Guilty,
5. Punishment Of The Innocent,
6. Praise and Honours For The Non-Participants.



Anonymous
Cited by Philip Hobbs in Building Electro-Optical Systems

Bi-doctor

Ebbene si, dagli ultimi lontani aggiornamenti di questo blog mi sono ri-laureato. Fantastica tesi, che mi è valsa un 110 e lode! Oggi giorno di pausa tra lo scritto dell'esame di dottorato (per ora procede bene :) e l'orale di giovedì prossimo. Se tutto va bene potrei ritrovarmi con una borsa e la possibilità di fare il primo passo che da studente porta al ricercatore... Incrociando le dita nel frattempo si fanno pensieri per la ristrutturazione della propria vita; mai come ora sento di essere in una vera fase di passaggio, con tante strade che mi si aprono davanti. E quindi più prosaicamente si arriva anche a riconsiderare il fatto che si possiede ancora quell'antico strumento che fu il blog di prima dell'avvento dei social network. Dovrei conteggiare quante volte ho promesso che avrei scritto nuovamente con assiduità qui... Lo rifaccio nella speranza che i cambiamenti portino ad un po di tempo per le riflessioni personali, che l'integrazione con google+ sia più facile di quella con Facebook e che una ristrutturazione generale di questo luogo sia possibile... Per ora è il posto perfetto dove farvi leggere l'apertura della mia tesi (che è tutta in inglese) e la postfazione e soprattutto i ringraziamenti (che invece sono le uniche pagine in italiano). Tra le cose che mi piacerebbe cambiare qui ci sono la sopracitata integrazione con i social network, inserire la mia tesi e il mio cv scaricabili sotto il nome, mettere dentro in qualche modo le foto più belle degli ultimi tempo, che ultimamente finiscono sempre su fb per gli inesistenti limiti di spazio... Vedremo, intanto a seguire tre post con estratti della mia tesi!

sabato, aprile 16, 2011

Il Sole Stella Attiva

Ormai quasi un anno fa è iniziato un progetto che ha portato ragazzi di tutta Italia a Roma, con l'idea di attirare i ragazzi delle superiori verso le facoltà scientifiche facendoli entrare a diretto contatto con la ricerca, portandoli a lavorare nei laboratori. Per una settimana a Giugno, dopo aver appena terminato il quarto anno, e per una a febbraio, ormai a metà del quinto anno, hanno vissuto un'esperienza immersiva nel mondo dell'Università. Non esagero dicendo che ho avuto modo di conoscere dei ragazzi davvero straordinari, acute menti che spero trovino la loro strada nel mondo universitario ed oltre, sperando che il paese non le sprechi. Si sono divertiti molto, potendosi confrontare e fare amicizia con altri coetanei da tutta Italia, e bighellonando per il centro di Roma la sera (al loro posto avrei dato qualunque cosa per un'esperienza del genere). E nonostante tutto la mattina dopo all'università sono sempre stati attenti alle nostre spiegazioni sul Sole e l'Astrofisica, hanno imparato molto e soprattutto hanno "messo le mani" direttamente in laboratorio. Sono tornati a dicembre a Roma per un giorno, per raccontare come funziona il Sole e perché nasconde energie segrete che a volte si liberano in maniera esplosiva. Nei mesi successivi la loro presentazione è diventata un video, quello che vedete qui sotto. Ci abbiamo lavorato molto, con tutti i membri del gruppo di Fisica Solare e a distanza con i ragazzi, registrando l'audio durante il secondo stage di febbraio sulle tecnologie dei telescopi moderni. Il risultato mi sembra accattivante, di sicuro nei pochi minuti a disposizione spiega molto di come funziona il Sole. Spero che piaccia anche a voi! (e visto che ormai non manca molto, in bocca al lupo per gli esami!)




giovedì, dicembre 16, 2010

sabato, novembre 27, 2010

Fornace solare

Spesso gli appassionati di astronomia rimangono stupiti dalle differenze di dimensione che ci sono tra telescopi diurni e telescopi notturni. Mentre i primi solo recentemente stanno superando il metro di diametro i secondi viaggiano ormai oltre i 10 metri. Il motivo è presto detto, il Sole è molto più vicino, ci arrivano molti più fotoni e possono diventare difficili da gestire. Già Archimede nel passato sembra aver sfruttato gli specchi per concentrare questa fantasmagorica energia bruciando le navi romane che assediavano Siracusa. Un telescopio che punta il sole insomma diventa molto velocemente uno specchio ustore in grado di bruciare l'attrezzatura se non lo si progetta con cura. E anche così non è facile attualmente andare oltre il metro e mezzo di diametro. Cosa succede se si osa troppo lo vedete qui sotto



In questa stazione da 1 Mw di potenza in Francia, la luce solare viene concentrata per effettuare esperimenti ad alta temperatura su materiali sperimentali. Il sistema equivale circa ad un telescopio con diametro di 20 m, solo che qui la qualità ottica non deve essere così elevata perché non si vogliono ottenere immagini ad alta risoluzione dell'atmosfera solare, solo concentrare i raggi di luce per avere tanta energia! E in questo modo si arriva fino a temperature di 3500 °C nel fuoco dello specchio, il flusso di calore è tale da poter sciogliere qualunque materiale finora noto, persino rocce!

Per avere immagini più dettagliate però è indispensabile (tra le altre cose) uno specchio di dimensioni sempre più grandi. Come risolvere quindi il problema? Semplice si seleziona solo una piccola parte della luce in arrivo, quella di un piccolo dettaglio della superficie del Sole. Per farlo si usa un Heat Stop, ovvero un blocco per il calore. Si tratta, per dare una descrizione alquanto calzante, di uno schermo forato su cui viene proiettata l'immagine del Sole e da cui si preleva solo una porzione centrale, eliminando tutti i raggi non desiderati. Il gruppo di Fisica Solare dell'Università di Roma Tor Vergata sta sviluppando questo indispensabile strumento per il telescopio solare di nuova generazione EST (European Solar Telescope) che avrà uno specchio principale con un diametro di 4 metri e che è attualmente in fase di progettazione. Riuscirà ad eliminare 13 Kw di energia mantenendo tutta la strumentazione a temperatura ambiente per evitare turbolenze interne al telescopio che degraderebbero l'immagine. Come avrete capito dal video riuscire in un compito del genere non è affatto una banalità. Per riuscirci sono state impiegate tecnologie usate negli impianti nucleari a fissione, la densità di energia infatti è dello stesso ordine di quella assorbita dai sistemi in prossimità delle barre di Uranio del nocciolo!

giovedì, novembre 25, 2010

Striscione

Riportiamo in altro l'Università. Anche dalla cima del rettorato di Tor Vergata lo striscione che campeggia su tutti i tetti culturali d'Italia. Soddisfazione personale di vedere una mia foto su Repubblica.it (la nona in questa galleria)

mercoledì, novembre 24, 2010

Vigilia

Domani è una giornata storica. Domani è la giornata che verrà ricordata in un lontano futuro come il giorno in cui l'Italia si è arresa. Pochi si rendono conto della portata di ciò che avverrà domani, i pochi segnali che stanno arrivando non vengono purtroppo compresi. Tento di far capire la portata del cambiamento senza giri di parole già visti.

Domani il Governo Italiano porterà all'esame del Parlamento una riforma dell'Università strutturale, che non modifica una parte del sistema, ma ne imposta uno nuovo. Per avere un analogo bisogna tornare indietro alla riforma Gentile. Lo fa in un momento di crisi politica e al minimo di autorevolezza interna ed internazionale. Per anni l'Università è stata sminuita nella sua funzione con tagli e aggiustamenti che l'hanno portata alla stato attuale. Quella di domani è paragonabile alle altre? Siamo davanti ad un nuovo autunno caldo come i tanti altri che ci sono stati in precedenza? No.

Ci troviamo davanti ad una transizione di fase, che non avviene improvvisamente ma in seguito ad un lento cambiamento, sempre rivolto nella medesima direzione, che è arrivato ad un punto in cui la condizione generale cambierà radicalmente. Attenzione però il punto di rottura è difficile da individuare perché gli effetti sul resto della società saranno minimi nell'immediato futuro. Come una crepa che lentamente si allunga in un vetro quella dell'Università si creerà domani, dopo anni di ripetuti colpetti. L'Università si accorgerà subito della crepa perché è da li che inizierà a rompersi il Paese, ma nella società si allungherà poco alla volta e il vetro si romperà in due solo fra tanti anni. 

L'Università che verrà creata dopo l'approvazione del DDL Gelmini sarà un'Istituzione privata del suo cuore pulsante: la Ricerca. L'impianto è tale per cui tale attività, la più alta attività culturale, ovvero la produzione di nuova cultura, verrà interrotta nel luogo dove viene formata l'Italia del futuro. Se c'è una cosa che ho imparato nei sei anni passati all'interno dell'Università è che le innovazioni che renderanno migliore la nostra società del 2050 stanno nascendo oggi come idee degli studenti che vedo ogni giorno nelle aule. Quando inoperosamente smettono di studiare e scambiano le loro idee sui più disparati argomenti, gli studenti dell'Università stanno costruendo il futuro dell'Italia. Quando nei prossimi anni, quasi stupiti di come stiano diventando qualcosa di serio, applicheranno la parte migliore di quelle idee sul posto di lavoro avranno iniziato a far girare il meccanismo che porterà ad un Italia migliore. Avviene sempre tutto ciò? No, in rari casi in questo delicato ecosistema. La radice di queste idee arriva da un'Università Libera. Libera di costruire nuove idee analizzando criticamente le vecchie, libera di scoprire cose nuove e impreviste nei laboratori, libera di confrontarsi con il resto del Mondo, libera di distruggere le vecchie impostazioni formali per crearne delle nuove, in qualsiasi campo. Questo è fare Ricerca.
Ciò in cui si vuole trasformare l'Università è un superliceo, che insegni ciò che vi è di assodato e lo applichi nel mondo produttivo. Il Paese che ha dato i natali a Galileo finirà di chiedersi come è fatto il Mondo. Lo farò solo in ghetti isolati, istituti di ricerca in cui i pochi interessati potranno ancora smontare il Mondo e ricomporlo in forme nuove, luoghi da cui però non passeranno tutti gli studenti come ora. I Professori inizieranno a fossilizzare il loro modo di insegnare senza lo sprone della Ricerca. Perderemo grandi idee perché non permetteremo ai giovani di mettere in dubbio le vecchie. Perderemo giovani interessati alla Ricerca perché non la vedranno mai durante il loro percorso di formazione.

Succederà il prossimo anno? No, il prossimo anno sarà quasi uguale a questo, ma sarà morto qualcosa. Ci metterà anni a rendersi evidente, anni in cui questo momento passerà inosservato e in cui le idee nasceranno ma sempre in minor numero. Il Paese si sarà arreso ma come un treno in corsa continuerà ad andare avanti per inerzia ancora per un po', a motore spento. Si può sacrificare la Ricerca in Italia oggi? Per la dirigenza attuale concentrata solo sul presente non c'è dubbio che la risposta è affermativa. Ci sono altre priorità molto più contingenti. E' evidente che sono queste a determinare la bilancia delle elezioni.

Una scelta tanto radicale viene fatta da un Governo che ha depresso il ruolo culturale e di crescita dell'Italia nel Mondo, in un momento di crisi politica evidente. Una riforma strutturale dell'Università va fatta, al più presto e con principi diametralmente opposti. Va costruita insieme alle menti del Paese, di tutte le età, e con il più ampio consenso politico.

Nei prossimi anni cosa daremo al Mondo? Oggi le menti migliori fuggono all'estero perché il genio italiano non ha gli spazi per svilupparsi e diventare adulto. In un futuro non ci saranno più menti da esportare, né da far crescere qui. L'Italia, che da sempre ha dato il suo più grande contributo al Mondo nel far crescere la conoscenza di sé più che in qualunque altro ramo, avrà fallito nel dare il suo contributo nel far avanzare l'Umanità.

Scritto da un pessimista che tenta di fare congetture realistiche, nella certezza che il DDL verrà approvato.

venerdì, dicembre 18, 2009

The Big Bang Theory

Da quando abbiamo scoperto questa serie TV all'università non stiamo nella pelle nell'attesa della puntata successiva. Il motivo è semplice: i protagonisti della serie siamo noi! 3 fisici e un ingegnere aerospaziale che si divertono un mondo tra diavolerie tecnologiche, fumetti, videogiochi e lavagne piene di formule. Hanno la nostra stessa età ma diversamente da noi già lavorano all'interno dell'università come ricercatori. Per il resto la dinamica di gruppo e le battute sono talmente simili alle nostre che a volte sospettiamo che ci spiino con delle microtelecamere nascoste. I personaggi ovviamente sono un'esasperazione del prototipo del ricercatore nerd, nessuno di noi si ritrova in pieno in uno di loro. A volte però anche noi siamo puntigliosi come Sheldon, timidi come Raj, generosi come Leonard e si, persino patetici come Howard.

Quello che vedete qui sotto è un piccolo omaggio che ci siamo autoregalati rigirando una delle scene più gustose della terza stagione attualmente in onda. Se non l'avete ancora visto e preferite non rovinarvi la sorpresa (non sono ancora disponibili in italiano, ma noi vi consigliamo caldamente la versione in inglese, magari con i sottotitoli) andate qui sotto a vostro rischio e pericolo. Per confronto qui trovate anche il link alla versione originale.


mercoledì, ottobre 07, 2009

MM.FF.NN.

Interviste a docenti ricercatori e studenti delle facoltà di scienze di Tor Vergata. Da sottolineare l'intervento del mitico Prof. Chiaradia: "Io sono Fisico, vedo soprattutto i Fisici, penso a loro sopratutto. Sono degli studenti che hanno una vocazione, una vocazione di imparare le cose"


mercoledì, agosto 12, 2009

Il Teide in lontananza...

Eccomi quasi pronto per la partenza per Tenerife! Domani a quest'ora sarò nel mio appartamento a La Laguna pronto per iniziare la mia avventura di tirocinio alle Canarie. Un mese di lavoro con il gruppo del telescopio Themis che spero ravvivi sempre di più la mia passione solare per l'astrofisica. Tenterò di fare aggiornamenti frequenti vista la possibilità di connessione offertami dall' Istituto de Astrofisica de Canaria! Hasta luego!

lunedì, luglio 06, 2009

Canarie: si va!



Vinta la borsa di tirocinio iniziano i preparativi per il mese di lavoro all'osservatorio del Teide! E che non si dica che vado a stravaccarmi al mare, quello lo vedrò solo dai 2400 m di altezza dell'osservatorio del Teide!!! (ma a chi la voglio dare a bere poi) :)

domenica, giugno 14, 2009

Il Panda Albino

In una società massificata come la nostra sembra strano sentirsi una sottospecie in estinzione. Per me però ultimamente è proprio così che procedono le cose. Qualche tempo fa infatti è stata ufficializzata la chiusura del mio corso di laurea specialistica in "Scienze dell'Universo", chi vorrà fare astrofisica dal prossimo anno verrà integrato nella specialistica di Fisica è verrà creato l'apposito indirizzo. Tale scelta porta sostanzialmente ad una riduzione dell'offerta formativa dovuta alla chiusura di molti corsi a scelta senza particolari risparmi in fatto di stipendi (i professori rimangono numericamente gli stessi) o amministrativi (visto che la stessa persona che si occupava di noi si prendeva cura anche della triennale e della specialistica in Fisica e continuerà a farlo). La motivazione è da ricercarsi nei malus (tagli dei fondi ordinari) per le Università che presentano corsi con pochi iscritti; per evitare tagli è stato quindi deciso di eliminare i corsi più piccoli accorpandoli insieme. Nel nostro caso infatti si trattava di "soli" 16 iscritti. Ora tale scelta ideologica vorrebbe essere fatta passare come meritocratica perché "elimina piccoli corsi inutili". In realtà guardare al numero di iscritti non significa valutare un corso di laurea, vorrei proprio vedere se avrebbero davvero il coraggio di definire inutile un corso di Astrofisica come il nostro che vanta esperti rinomati in vari settori nel collegio docenti (probabilmente avrebbero il coraggio...). Ormai però le direttive sono state date e molti altri corsi verranno riassorbiti come il nostro. Alcuni sostengono che la nuova collocazione (al di là dai tagli) sia più corretta perché inquadrata all'interno della specialistica in Fisica e non mi sento di dargli torto. Rimango comunque dell'idea che all'interno della riforma 3+2 sarebbe più corretto che ogni indirizzo attuale di Fisica (Teorica, Nucleare, Elettronica, Biologica) ,oltre ad Astrofisica, avesse il suo corso di laurea magistrale. Sta di fatto che io sarò uno degli ultimi a laurearsi con il sistema attuale, visto che sono stato tra gli ultimi a iscriversi... e non è finita qui!

Colpito una seconda volta in poco tempo, hanno fatto fuori anche il mio indirizzo sperimentale delle superiori. In realtà ad essere eliminato è proprio il sistema delle sperimentazioni (più del 60% dei liceali lo sfruttano ad oggi) , che permettevano delle variazioni nel numero di ore dei vari corsi e permettevano anche di introdurne altri non previsti. Nel mio caso ad esempio, tra le molte differenze, spiccava la presenza del laboratorio di Fisica-Chimica. Non mi stancherò mai di dire che quel corso, grazie al professor Calabrò, mi ha portato al primo anno di Fisica con le basi di come si scrive una relazione di laboratorio e della trattazione degli errori, uno tra i pochissimi degli iscritti del mio anno. Toglieranno anche questa opportunità per motivi di bilancio, e io diventerò uno strano relitto di una fase di riforme che è collassata su se stessa...

venerdì, maggio 29, 2009

The Return


Rieccomi dopo tanto tempo... gli impegni si sono susseguiti incessantemente negli ultimi giorni e così avevo deciso di prendere una pausa dai soliti aggiornamenti. Oggi ho fatto l'esame, che è andato bene, e ora mi aspettano un paio di giorni di riposo prima di ricominciare a studiare. Probabilmente quindi anche per il prossimo aggiornamento ci vorrà un po', ma conto di riportarvi foto eccezionali! Poi arriverà giugno, e allora comincerò a studiare pesantemente per il prossimo esame, e se anche questo dovesse andar bene si profila all'orizzonte lo stage di un mese all'estero...

L'immagine è del VLT in Cile... 8m di apertura, uno dei più potenti al mondo. Anche se i dati analizzati erano pochi, erano buoni! Provenivano da li... mille grazie a Giuliano!

sabato, maggio 16, 2009

Planck Launch Party

Eccovi le foto del lancio del satellite Planck, come l'abbiamo seguito dall'università! Ci siamo divertiti molto, soprattutto siamo stati felici che sia andato tutto bene applaudendo alla definitiva separazione dal razzo vettore dei due satelliti, finalmente in libera rotta verso il punto L2 attorno a cui orbiteranno.